“Il sentiero della felicità – Awake the life of Yoganada” è una peculiare biografia del famoso yogi che negli anni ‘20 ha introdotto lo yoga e la meditazione al mondo occidentale. Questo film, che è stato tra i primi 5 documentari più visti negli Stati Uniti, parla della vita e degli insegnamenti di Paramahansa Yogananda, autore di “Autobiografia di uno Yogi”, un classico della letteratura spirituale che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ancora oggi costituisce un riferimento essenziale per ricercatori, filosofi e cultori dello yoga. L’“Autobiografia” era l’unico libro presente nell’iPad di Steve Jobs, il quale dispose che ne fossero distribuite ottocento copie alle personalità che parteciparono al suo funerale. È stato anche il libro che ha introdotto al misticismo orientale George Harrison, Russell Simmons e innumerevoli yogi.
La pellicola, girata in tre anni, con la partecipazione di trenta paesi, esplora il mondo dello yoga, antico e moderno, orientale e occidentale. Se è vero che il materiale d’archivio sulla vita di Yogananda, morto nel 1952, costituisce l’ossatura della narrazione, il film va però oltre i confini di una tradizionale biografia. Le sequenze includono stralci di interviste, immagini metaforiche che ci conducono dai luoghi di pellegrinaggio dell’India alla Divinity School dell’Università di Harvard, come pure ai suoi sofisticati laboratori di fisica, dal Centro di Scienza e Spiritualità dell’Università della Pennsylvania al Chopra Center di Carlsbad, in California.
Ogni sguardo, ogni fermo immagine, ogni musica, ogni parola è qualcosa che tocca in profondità lo spettatore per portarlo alla ricerca della verità tanto accarezzata, sognata e approfondita da Yogananda. Evocando il viaggio dell’anima, il film crea un’immersione nei regni invisibili e lontani dal mondo materiale e dall’ego umano che noi tutti conosciamo. La Via della Felicità è, in ultima analisi, la storia del genere umano: la lotta universale di ogni creatura per liberarsi dalla sofferenza e per trovare la felicità durevole.
Micol Koch
