Intervista a Alexandre Desplat : un incontro magico con un premio Oscar

Alexandre Desplat è uno dei più grandi prolifici compositori degli ultimi anni; sotto la guida musicale di Solrey, la scrittura per archi di Desplat diventa un elemento cruciale delle sue composizioni.  I suoi maestri sono Claude Ballif e Iannis Xenakis. Divenuto noto per aver vinto due premi Oscar, prima con The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, poi per La Forma dell’acqua di Guillermo del Toro. Dreamingcinema ha avuto l’enorme piacere di poter intervistare il celebre compositore musicale, avendo la possibilità di poter apprendere da lui, la forte passionalità che lo stesso artista prova nella musica, e nel comporre soprattutto, per il cinema.

 

Lei ha scritto tanta musica per il cinema, quale è la scintilla che la fa innamorare di una storia. Cosa la emoziona e da quale emozione scaturisce il suono?

Ho scritto tanto per il cinema, fin da giovane ho coltivato la passione per la musica, ho amato tutti i generi dal classico al jazz, tutta questa musica è nella mia testa. Quello che mi guida è la passione che accompagna la mia vita e il mio lavoro, sicuramente la musica dà forti emozioni e ha la capacità di trasportarti altrove, il suono scaturisce direttamente dalle immagini. Quando mi arriva un testo di un film come prima cosa lo leggo con attenzione per vedere se mi cattura, ma poi c’è molto altro, quello che cerco è una vibrazione, guardo le immagini che scorrono sullo schermo e sento qualcosa ma poi, lentamente, si fa strada nella mia testa quella che sarà  la musica del film. Sono le immagini che comunicano con la musica e portano alle emozioni.

Monsieur Desplat ha un grande talento che lo ha portato a ben 9 nomination agli Oscar e a vincerne due oltre ad aver composto 70 colonne sonore. Attualmente vive tra Parigi e l’Europa, ha studiato flauto e tromba. Il suo incontro più bello con sua moglie, una grande violinista, Dominique Lemonnier Solrey, che è attualmente il suo direttore artistico.

Cosa cambia nello scrivere la musica per un regista piuttosto che per un altro?

Sicuramente ogni regista ha un suo talento e una sua personalità. Io sono stato fortunato, ho lavorato con grandi registi ma a monte c’è ben altro. Quando si inizia a preparare un film il primo incontro è con il produttore poi con il regista, quindi arrivano le immagini. Per me è molto più facile lavorare sulla musica se mi piacciono gli attori, allora il suono arriva in maniera armonica, naturale, io cerco sempre un equilibrio tra musica, immagine e racconto.

Mi parli del suo incontro con Matteo Garrone.

Con Matteo ho lavorato per il film “Lo cunto de li cunti”, un regista fantastico, un grande creatore. Ogni inquadratura è un quadro, impossibile non invaghirsi della sua genialità, un cast formidabile e poi molto disponibile e simpatico, del resto – dice sorridendo- lui è un italiano.

Mi parli anche di Guillermo del Toro

Un uomo fantastico pieno di energia e poesia, una favola che ti incanta. Mentre scorrevano le immagini ho cercato di creare con i suoni il movimento dell’acqua per dare attraverso la musica la morbidezza della storia e il flusso dell’acqua che scorre. Ho fatto molti incontri fantastici ma il più bello è stato quello con mia moglie. Con lei ho scritto un’opera in parte un poco autobiografica. Mia moglie è stata colpita da un versamento al cervello che le ha tolto la sensibilità alla mano destra e non può più suonare il violino. Nell’opera c’è un uomo che ha un tumore al cervello che non può parlare, ma può scrivere, l’opera si chiamerà “L’infelice”.

L’intervista si conclude con grande cordialità e monsieur Desplat ci dà la possibilità di fare una foto con lui, io gli dico sorridendo “so che voi francesi non amate nè foto, nè selfie” lui mi guarda e ride e mi dice “ma no, io sono un greco, mia madre era greca e mio padre francese”.

 Merci Monsieur Desplat vous etes formidable.

Adele de Blasi Alessio Giuffrida

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Author: Adele De Blasi

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