La foresta dei sogni

Esistono due versioni di Gus Van Sant. La prima, celebrata e di culto è quella di un regista che ha il coraggio di ampliare i confini del proprio lavoro concependo il cinema come laboratorio in cui sperimentare nuovi tipi di linguaggio in cui trovano compimento opere del calibro di “Drugstore Cowboy”, “Gerry” e “Paranoid Park”. La seconda, più addomesticata e attenta ai bisogni dello spettatore si concede il lusso di  cimentarsi in progetti altrui, cercando di conciliare la forme del cinema classico con la profondità di sguardo delle macchina da presa. Come abbiamo visto negli acclamati “Good Will Hunting”, “Cercando Forrester”.  A quest’ultima categoria appartiene a pieno titolo “La foresta dei sogni”, il film che Van Sant ha presentato nel concorso ufficiale dello scorso festival di Cannes riscuotendo un coro  pressochè unanime di critiche.

La storia del film é presto detta perché il fulcro della vicenda si concentra per la maggior parte nell’unità di luogo rappresentata dalla foresta del titolo situata alle pendici del monte Fuji in Giappone dove il professore di matematica Arthur Brennam ha deciso di lasciarsi morire per sfuggire al dolore che lo tormenta. In tale contesto si verifica l’incontro con il misterioso viandante che nel tentativo di dissuaderlo dal folle gesto spingerà l’uomo a riconsiderare quella parte dell’esistenza che è fonte della sua afflizione. Concepito alla maniera di una Divina Commedia contemporanea, con la foresta del titolo animata da elementi che trascendono la dimensione del reale per collocare i protagonisti in una sorta di moderno purgatorio, “La foresta dei sogni” si immerge nelle cose terrene con una sacralità che si manifesta non solo nelle allusione alla spiritualità orientale di cui il personaggio interpretato da Ken Watanabe si fa promotore. Perché il  valore attribuito alla presenza dell’altro diventa nel corso della storia  la chiave di volta  per trovare una risposta  al senso ultimo  dell’esistenza umana che Van Sant cerca e forse trova all’interno delle dinamiche della coppia borghese – ed è forse questa la cosa che è piaciuta di meno  agli estimatori del regista  -qui rappresentate dalle vicissitudini matrimoniali dei coniugi Brennam, ricostruite mediante una serie di drammatici flashback.

Utilizzando alcuni degli stilemi più frequenti del suo cinema, ravvisabili nella struttura itinerante del racconto e nell’utilizzo empatico del paesaggio, La foresta dei sogni” pur nella convenzionalità della messinscena risulta tanto più coinvolgente quanto più da modo a un grande Matthew  McConaughey di trasportarci nel cuore della storia. Le emozioni che procura la sua interpretazione valgono da sole il costo di un biglietto.

Carlo Cerofolini

 DATA USCITA : 28 aprile 2016
GENERE: Drammatico
REGIA: Gus Van Sant
ATTORI: Matthew McConaughey, Naomi Watts, Jordan Gavaris, Ken Watanabe, Katie Aselton.
DISTRIBUZIONE Lucky Red
PAESE Usa
DURATA .110 min.

Vota il film

Autore: Adele De Blasi

Condividi questo post su

Invia un Commento