L’addio a Bacri : L’homme des escaliers

 

La prima volta che ho incontrato il suo sguardo è stato sulle scale di un palazzo dove abita la mia sorellastra. Ci siamo studiati a vicenda, presentandoci. Lui saliva, io scendevo. Anni dopo mi disse che era rimasto colpito dalla mia eleganza, anche se indossavo un maglioncino e un paio di jeans. Bacri era così: andava oltre le apparenze e riusciva a individuare la vera essenza delle persone che aveva di fronte a lui. D’altronde era un ottimo sceneggiatore: psicologo delle nevrosi umane che, divertito, riportava sul grande schermo.

Quello con Agnes Jaoui è stato un grande sodalizio, artistico ma anche umano: bastava uno sguardo perché si capissero, si ruotavano intorno come un satellite fa con il proprio pianeta. Ho molto riflettuto prima di scrivere questo articolo: voglio raccontare il Bacri artista che tutti conoscono o il Jean Pierre nel suo privato? Non sono arrivata a sciogliere questo dubbio: lui viveva per il proprio lavoro e lavorava per vivere. Raramente ho trovato una persona dall’etica del lavoro così forte eppure così consapevole che il successo fosse una cosa effimera, da gustarsi nel framezzo di un buon vino rosso.

Ebreo algerino, Bacri era nato a Bou Ismaïl, il 24 maggio 1951. Quando è approdato in Francia con la propria famiglia aveva 11 anni e pensava di voler diventare un insegnate. E, in un certo senso, lo è stato. A vent’anni si è trasferito a Parigi e, prima di innamorarsi di teatro e cinema, ha lavorato per il mondo della pubblicità. Rimarrà famoso per “Il gusto degli altri”, film iconico presentato agli Oscar e per il conseguimento della Palma d’Oro per la sceneggiatura di “Parlez-moi de la pluie”. Ma questa è solo una minima parte dei suoi successi.

Quando ha presentato insieme alla mia sorellastra proprio “Parlez moi del la pluie” al Festival del Cinema di Roma, ricordo di infinite chiacchierate su una terrazza di un albergo che dà su piazza di Spagna. Parlavamo di filosofia, amore e vita pasteggiando un buon prosecco. Ed è così che voglio ricordarlo: sorridente, eppure sempre burbero, con un sorriso sghembo dal quale pendeva sempre una sigaretta. Il male di cui soffriva l’aveva trasfigurato ma sono convinta che, ora, si stia godendo questa nuova esperienza di “vita”. Chissà, magari un giorno ci farà un film.

Micol Koch

Author: Adele De Blasi

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