“Ambarabà, ciccì, coccò, tre civette sul comò, che facevano l’ amore con la figlia del dottore…”. Chi tra noi non ha mai sentito, se non addirittura canticchiato, questa conta?. E quante volte ci siamo chiesti: che vuol dire? Ma si sa, le filastrocche per i bambini sono belle proprio in quanto non-sense! Ma quando è un film a non avere né capo né coda, e neppure un “in mezzo”… le cose cambiano.
Leone nel Basilico è un guazzabuglio di scene appiccicate tra loro con il Vinavil, un caos di dialoghi privi di qualsiasi significato: in altri termini, un pasticcio di approssimazione. L’accozzaglia visiva è composta da vecchiette vestite da fatine che fanno il pediluvio, elefanti che vagano nel parco, un neonato sul cavolo (ma anche in un cassetto, in una cuccia per cani, in un carrellino per la spesa…) e, ancora, statue della Madonna in processione per la strada e su un pattino. E poiché al peggio non v’è mai fine… non poteva di certo mancare un sexy shop gestito da una devota di Padre Pio! Ma cosa voleva raccontare Leone Pompucci? Sarà un mio limite, ma io non l’ho capito.
Andiamo per ordine e proviamo a seguirne la trama. Maria Celeste ha circa 60 anni, è vedova e vive in una casa di riposo. Quando si addormenta su di una panchina della stazione ferroviaria Tiburtina, è il 14 agosto. Il suo sarà un risveglio brusco, perché Giulietta, una ragazza che fa la prostituta, le posa sulle ginocchia Leone, un neonato, e scappa via. Maria Celeste comincerà a vagare con il bebè in una Roma deserta, finché la giovane madre non li ritroverà – come avrà fatto rimarrà per sempre avvolto nel mistero – e trascorreranno insieme la giornata. Al momento di salutarsi, Giulietta viene travolta da un tram , e muore. Inizia così… non si sa bene cosa. L’unica certezza è che la protagonista, con il neonato sempre sorridente, seguiterà a girare senza meta tra Roma e Ostia per 85 interminabili minuti.
Come è sicuramente vero che per la riuscita di un film è necessaria una bella storia, è altrettanto vero che, a volte, le carenze di una sceneggiatura vengono egregiamente ovviate da altri fattori, quali la fotografia, la colonna sonora, la recitazione… ecco, non è questo il caso. Eppure, se a detta di tutti, Roma è la città più bella del mondo, possibile che in Leone nel Basilico non ci sia una sola immagine degna di nota? Già, le note. Note bellissime che escono da una tromba stile film di Sergio Leone… ma che c’entra il west? E il basilico?
Metaforicamente Giulietta potrebbe essere un arcangelo che dona il piccolo Leone – un anima pura- a Maria Celeste, una Madonna sgangherata con tanta voglia di amare. Mah!!
Silvia Fabbri
