Tratto dal suo stesso omonimo romanzo, “L’esigenza di unirmi ogni volta con te” segue il tema centrale di tutti i precedenti lavori di Tonino Zangardi: la fragilità umana derivante dallo sconvolgimento provocato dall’amore, dalla difficoltà di esprimere questo sentimento e dall’ossessione delle passioni.
Giuliana è sposata da dieci anni con Martino, un marito poco passionale e più preoccupato del lavoro che di rendere felice sua moglie. Leonardo è reduce da un percorso che lo ha condotto a vivere una realtà autodistruttiva, ad evitare contatti con il mondo esterno. Sono un uomo e una donna in lotta con le loro psicosi, rassegnati a vivere un’esistenza grigia e vuota. Quando si incontreranno, però, riusciranno finalmente a riconoscersi, a innamorarsi del proprio opposto, soggiogati dalla propria immagine riflessa negli occhi dell’altro.
La pellicola si apre con una molto riuscita scena di flash forward, che riesce a catturare l’attenzione dello spettatore, giustamente confuso e straniato dall’assenza di linearità narrativa. I problemi insorgono successivamente, nel momento in cui il regista decide di focalizzare la macchina da presa sulla psicologia dei personaggi, spesso esasperata e assolutamente non credibile. Tonino Zangardi, infatti, non riesce a far emergere con chiarezza le complesse dinamiche che muovono i suoi protagonisti, lasciando aleggiare sul proprio lavoro una generale aura d’incomprensione.
Inoltre una sceneggiatura molto deboleimpedisce agli interpreti di far uscire i propri personaggi da una bidimensionalità realmente penalizzante. A causa dei dialoghi davvero scadenti, nei momenti di massima tensione, tra eccessi di drammaticità estetizzata e comicità inconsapevole, è impossibile trattenere l’ilarità. Nonostante il loro grande impegno, infatti, Claudia Gerini e Marco Bocci non hanno potuto superare questi limiti.
Micol Koch
