L’uomo che vide l’infinito -film -recensione
Un film di Matt Brown. Con Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry.Titolo originale The Man Who Knew Infinity. Drammatico,Ratings: Kids+13, durata 108 min. – USA 2015. – Eagle Pictures uscita giovedì 9 giugno 2016.
È la storia di un matematico indiano autodidatta, Srinivasa Ramanujan, che partito dall’India delle caste e della rigida gerarchia sociale, riesce ad arrivare a Cambridge, epicentro della ricerca matematica mondiale, grazie ad una lettera spedita a G.H. Hardy, professore dell’università, che colpito dal genio del giovane decide di riceverlo per farlo pubblicare, non prima però di aver fatto fare al prodigio indiano un po’ di apprendistato nella matematica formale, quella delle dimostrazioni e della teoria. Lì lo scontro tra formalismo ed espressione raggiunge un punto critico, ma proprio nel momento in cui lo sviluppo si fa saliente e fertile, scoppia la prima guerra mondiale.
Il film biografico è a tutti gli effetti un genere autonomo e riconosciuto, e ha sviluppato nel tempo precise caratteristiche e una delineata forma. Sempre molto attraenti per le case di produzione cinematografica sono poi le storie che parlano di persone straordinarie, geni in varie discipline, siano esse intellettuali o sportive. Oltre ad avere un valore meramente di intrattenimento, questo genere di film ha anche il merito di raccogliere dalla storia narrazioni di un passato (sia esso prossimo o remoto) per rinnovarne la testimonianza e reinterpretarlo nella nostra contemporaneità.
In questo L’uomo che vide l’infinito rispetta in pieno gli obblighi, e riporta alla luce una storia da molti dimenticata, da altri mai conosciuta, quella del grande matematico autodidatta Ramanujan. È qui il nocciolo della questione nel film di Brown: la straordinarietà del soggetto e lo sviluppo che si dispiega nell’impatto del protagonista con la cultura occidentale; diventano segnali del problema tra rifiuto e assimilazione della cultura straniera tutti quegli elementi che differenziano il protagonista e gli provocano disagio, come il suo essere vegetariano, il non avere un titolo di studio, il competere nei ruoli di potere forti e prestabiliti, e ovviamente il colore della pelle. Il rapporto con l’India e con la giovane e comprensiva moglie non è dimenticato per tutta la durata del film, ma anzi gioca un ruolo fondamentale nella psiche del protagonista, stressato tra il sé immortale (quello che lascerà ai posteri le scoperte matematiche) e il sé terreno, dell’amore.
L’uomo che vide l’infinito è confezionato bene, interpretato egregiamente e diretto con mestiere. Il suo problema è forse proprio non volersi muovere di una virgola dai canoni del genere biografico classico, che raramente riesce a dar luce a prodotti che osano qualcosa di diverso. Questo film, seppur ottimo, non lo fa.
Joel Baldo
http://www.youtube.com/watch?v=e3XBiUWf8fQ[/embedy
