“Monte Verità” è un film diretto da Stefan Jager. La pellicola racconta una storia di emancipazione femminile ambientata in uno dei luoghi più interessanti della Svizzera degli inizi del 900: Il Monte Verità. Una vera colonia utopica e fucina di idee. Un luogo frequentato da intellettuali e artisti non convenzionali che venivano da tutto il mondo per scoprire l’importanza della natura e l’armonia dell’uomo con essa. Una delle prime comunità di vegetariani e nudisti del secolo scorso che ispirò il movimento degli hippies negli anni ’60. Qui si rifugia Hanna Leitner (Maresi Riegner), in fuga dal ruolo di moglie e madre borghese. Qui la donna riesce da dare spazio alla sua passione per la fotografia che il marito aveva sempre osteggiato.
Il Monte Verità propone una visione collettiva, libera da costrizioni e alimentato dalla fiducia nel potere della creatività. Il regista scava a fondo nelle resistenze interne ed esterne di una donna la quale è in cerca della sua strada. Stefan Jager ha messo in scena una fase affascinante della Storia svizzera poco dopo la fondazione del sanatorio. Durante le riprese ha prima effettuato un periodo di prove e ha ridotto al minimo i dialoghi. Al centro ci sono sempre i personaggi che raccontano le loro storie con forza attraverso i loro volti, la postura e la fisicità. Hanna viene messa alla prova e attraverso il suo percorso vediamo come cerca di mettere al primo posto l’arte davanti alla famiglia. Nella comunità è presente anche Ida Hofmann (Julia Jentsoh) una persona che si batte per i diritti delle donne e l’autodeterminazione. Otto Gross (Max Hubacher) è sostenitore del suicidio assistito ma anche un controverso psicanalista.
“Monte Verità” attraverso la storia di Hanna mette in campo temi ancora molto attuali come per esempio quanto sia ancora difficile per una donna conciliare maternità e passioni. Inoltre troviamo il rispetto per la natura e il vivere senza imposizioni del sistema. Il tono del film però rimane sempre molto ovattato e privo di scene forti. Lo spettatore ha sempre davanti immagini sfuocate che restano congelate in un passato polveroso e lontano.
Maria Vittoria Guaraldi