Mostra del cinema di Venezia 76 : Guest of Honour

La giovane Veronica (Laysla De Oliveira) si rivolge a un prete (Luke Wilson) per parlare di suo padre appena defunto in vista dell’orazione funebre. Dal racconto che la ragazza fa del genitore, un ex ispettore alimentare interpretato da David Thewlis, si scoprirà che il rapporto fra i due è sempre stato travagliato, dalla morte della madre a un’incredibile condanna in carcere: la verità oscilla sospesa su un filo, fra amore, odio e bugie inconfessabili.

Il pluripremiato Atom Egoyan arriva in concorso a Venezia con Guest of Honour, non riuscitissimo film sull’incomunicabilità famigliare e la repressione di sentimenti inespressi, destinati nel corso del tempo a sedimentarsi e ingrandirsi, provocando dolorose fratture e irreparabili separazioni. Se l’idea è interessante, lo sviluppo della trama lo è decisamente meno, facendo di quest’opera un grande pasticcio nei toni e nelle scelte narrative. Egoyan mette al servizio della storia la sua classica maestria tecnica senza però decidersi su cosa voglia davvero narrare, se il rapporto fra padre e figlia, la vita di Veronica o la malinconica solitudine del padre, finendo poi per raccontare tutte queste cose in modo confuso e raffazzonato. Il film si crede tremendamente più godibile di quello che è, la recitazione arranca e il ritmo cambia impazzito dal dramma alla commedia senza quasi mai trovare l’adeguata soluzione. Ogni colpo di scena è un illogico autogol e molte scelte di regia apprezzabili non possono che passare in secondo piano quando la sceneggiatura non regge e fa affogare l’intera barca, creando falle ancora più grandi mentre cerca di tappare i buchi di partenza.

Guest of Honour ci è perciò parso un film disordinato e non particolarmente ispirato, a maggior ragione se consideriamo le alte aspettative che si portava dietro.

la redazione

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Author: Adele De Blasi

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