Mostra del Cinema di Venezia 76: Pelikanblut

Spetta a Pelikanblut della tedesca Katrin Gebbe aprire la sezione Orizzonti della 76esima mostra del cinema di Venezia. Wiebke (Nina Hoss) si occupa di un maneggio e vive serenamente con Nicolina, sua figlia adottiva di nove anni. Quando la donna, dopo travagliati tentativi, riesce a adottare anche la piccola Raja, regalando a Nicolina la gioia di una sorella ed esaurendo così il suo desiderio di maternità, la situazione precipita. La nuova arrivata non prova infatti alcuna empatia verso i suoi nuovi familiari e anzi, un oscuro spirito sembra possederla, portando lei e sua madre sull’orlo della follia.

Pelikanblut cambia faccia più volte lungo la sua durata, imprimendosi negli occhi dello spettatore come un’opera confusamente intrigante – a tratti energica ma spesso farraginosa – sul sacrificio che fonda la condizione dell’essere madre e sui rischi che un amore imposto può vorticosamente generare. Nelle sue eccessive due ore il film fa e disfa troppi discorsi paralleli per mettersi a fuoco, trovando risposte inefficaci a domande dall’interessante impostazione di base. Così l’attuale problema di una società abituata a categorizzare la normalità e ad escludere il diverso viene risolto nel consueto esorcismo infantile, mentre il tema sociale delle adozioni finisce presto risucchiato in un’atmosfera e da uno stile orrorifici in grado più di infastidire che di spaventare, concludendo per sfilacciare e appiattire anche le buone idee di partenza.

Se di qualche notevole scossa è capace Pelikanblut, poco rimane sotto le macerie se non la terribile lotta di una madre disposta a tutto per affermare la sua legittimità di amare un figlio non partorito, così come la madre del pellicano arriva a ferirsi pur di cibare col proprio sangue i suoi cuccioli affamati.

Andrea Tiradritti

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Author: Adele De Blasi

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