Mostra del cinema di Venezia76 : Waiting for the Barbarians

La pellicola del regista colombiano Ciro Guerra è una trasposizione dell’omonimo romanzo di John Maxwell Coetzee del 1980 autore della sceneggiatura. L’interprete principale Mark Rylance già premio Oscar come miglior attore non protagonista nel 2016 con Il Ponte delle Spie; magistrato e comandante dell’ultimo avamposto di confine dell’Impero dove le popolazioni nomadi vivono e sono viste come una minaccia. Grande osservatore e uomo di cultura, un personaggio al limite, che cerca di condurre il suo lavoro in maniera pacifica. In contrasto ai valori culturali e di integrazione abbiamo il colonello Joll, interpretato da uno statico Johnny Depp, che ha l’incarico specifico di usare il pugno di ferro contro le popolazioni barbariche insieme all’ufficiale Mandel, interpretato da un esaltato Robert Pattinson mano destra sadica e violenta dell’ufficiale. Un controllo di cui non si ha un confine preciso, le violenze del comandante non sono mai direttamente viste come sue azioni, se non per quelle fisiche delle mura del villaggio. Waiting for the barbarians non è un film sull’aspettare una guerra, è un film sul limite dei conflitti e sul controllo culturale. I metodi violenti e le torture strazianti del colonnello Joll si contrappongono a una ricerca di razionalità e di apertura culturale verso le popolazioni native. Nel rimanere in attesa si avverte una suspence che ricorda quella di un western. Nell’amore impossibile tra il colonnello e una barbara, nel difficile incontro tra due visioni molto diverse si avverte una dose di irrazionalità e di impossibilità di movimento critico: è qui che il maggiore conflitto interiore del colonnello avviene, nella visione “barbarica” per quanto ricambiata vada verso un allontanamento tra due realtà che appaiono diametralmente opposta.

Avviene poi, in una maniera apparentemente incidentale e priva di azioni concrete, il collasso. Il collasso dei sentimenti e dei luoghi, l’Impero ha fallito. Differente dal libro troviamo una presa di posizione del regista, l’arrivo dei barbari è una sorta di illuminazione visiva che ci lascia inermi e ancora più interrogati di quelle che sono le reali intenzioni di integrazione, che spesso da osservatori non paganti possiamo ritrovare nelle migrazioni del mondo odierno.

Matteo La Porta

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Autore: Adele De Blasi

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