My name is Emily – recensione – film – dreamingcinema

Dopo la morte prematura della madre, Emily ha vissuto con suo padre Robert, un eccentrico autore di best sellers, fino a quando questi è stato internato in un istituto per malattie mentali. A causa di questa imprevista vicissitudine, la giovane ragazza viene affidata ad una famiglia nella quale non si trova a suo agio; nonostante ciò, Emily nel corso della sua maturazione, ha continuato a ricevere, per il suo compleanno, gli auguri del padre. Giunto il sedicesimo genetliaco senza alcun biglietto, Emily decide di andare a trovare il padre, per capire cosa sta accadendo. Trova la collaborazione di Amber, l’unico compagno di classe che la comprende e che in qualche modo, le vuole bene.

Un film indipendente originariamente condotto con prosopopeica sofisticatezza, per poi scemare (e “perseverare”) in un blando didattismo; My name is Emily di Simon Fitzmaurice non è nulla di più di un quasi esercizio di stile. Un dramma esistenziale che coinvolge poco o nulla un pubblico annoiato dalla solita storia di ricerca interiore di una giovane ragazza; un lieve conflitto genitoriale sullo sfondo, e la voglia di sapere, ma soprattutto di comprendere, quello che sarà il futuro per questa adolescente. Le pulsioni giovanili, vendute a buon mercato e riversate con poca oculatezza, rappresentano (negativamente) l’elemento “pendente”; My name is Emily prova ad essere una sorta di esorcizzazione giovanile, un monito a quella che è la vita traviata.

Stemperare la negatività attraverso gli sguardi, le sensazioni ma soprattutto gli animi di uno sparuto gruppo di protagonisti; Fitzmaurice ci prova, ma non riesce. Neanche sul piano stilistico, il regista irlandese convince, mostrando una fotografia molto didattica ed una messa in scena altalenante. Le interpretazioni supportano minimamente, apparendo quasi inefficaci nel salvaguardare la validità della pellicola. My name is Emily nasce come film sollecitativo, risultando invece, un prodotto cinematografico molto sterile e a dir poco incisivo, che non aggiunge nulla al genere.

Alessio Giuffrida

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Autore: Adele De Blasi

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