Abdul Karim (Ali Fazal), umile impiegato indiano, ventenne o poco più, viene scelto per consegnare un omaggio alla regina Vittoria (Judi Denc), in occasione del giubileo per i cinquant’anni del regno. Abdul di venterà il servitore, poi il segretario e infine il “Munshi”, il maestro spirituale, della regina. La loro amicizia sarà così salda e intima da infastidire e spaventare la famiglia reale e la corte. il figlio, Edoardo VII, darà alla fiamme la loro corrispondenza e a ogni testimonianza di quella relazione. I due instaurano una devota alleanza, mostrando una lealtà reciproca che la famiglia e la cerchia ristretta della Regina cercano di distruggere. Mentre la loro amicizia si intensifica, Vittoria comincia a vedere un mondo in evoluzione con occhi diversi, rivendicando con gioia la sua umanità.
Abdul è bello e aitante e in breve tempo Vittoria si affeziona a lui, apprezza i curry che Abdul le prepara, è curiosa del suo mondo. Il suo prestigio aumenta, tanto che nei viaggi ufficiali in cui accompagna la regina, viene spesso scambiato per un principe. Tanta fortuna e influenza non possono che alimentare l’odio di quanti, a corte, guardano con sospetto e preoccupazione a quel legame. Un legame che la regina difenderà caparbiamente dall’avversione dei nobili e dal suo stesso figlio.
Tratto dall’omonimo libro di Shrabani Basu – diretto nel 2017 da Stephen Frears che da pepe alla storia dal sapore orientaleggiante con tratti dello humor inglese. Tutto è quanto mai bizzarro siamo a fine Ottocento e alla corte della regina vi è un indiano. Fears segue con dovizia con la macchina da presa uno stupito Abdul a corte, il classismo viene osteggiato dalla storia. Il regista si affida molto a un interpretazione magistrale di Judi Denc invecchiata che con il sguardo magnetico entra in empatia con gli spettatori. Victoria & Abdul si presenta pertanto come un film forse un po’ lungo ma il mix di humor e dramma lo rende estremamente piacevole
Adele de Blasi