Points of view; L’intervista Paolo Franchi

Un’innevata piazza Farnese è stata teatro di un’interessante e sontuosa intervista. Dreamingcinema ha avuto il piacere di interagire direttamente con Paolo Franchi, celebre regista del film Dove non ho mai abitato. Considerazioni a caldo e tanta voglia di approfondire su un film magistrale, che ha attirato su di sé parecchie attenzioni.

Dove non ho mai abitato ha un impianto molto classico, talvolta teatrale. Cosa ne pensi di questo, e come mai la scelta di una brava attrice francese come Emmanuelle Devos? Forse perché il tuo è uno stilema autoriale vicino a quello francese?

“Il mio film non è puramente autoriale, ma si rivolge ad un pubblico più ampio.  Ha una componente classica, ma posso dire con fermezza che è un film che riguarda tutti, e non specificatamente un certo tipo di pubblico. Non penso sia un film “teatrale” nonostante gli spazi chiusi ma non claustrofobici. Per quanto concerne Emmanuelle Devos, l’ho scelta perché qui in Italia non ho trovato un volto adatto per il mio personaggio. Un ritratto femminile molto antico, con quella durezza e quell’etica riconducibile ad Henry James”

Il tuo concetto di fare cinema è molto raffinato. Si evince una forte empatia nei tuoi personaggi. Questa esigenza nasce dalla scrittura del film o è frutto del tuo mondo interiore?

“Dove non ho mai abitato è un film costituito anche da un silenzio eloquente che dovrebbe suscitare empatia, se non commozione. E’ un film intimista ed introspettivo. La riuscita di tutto questo è dipesa anche dall’interpretazione esatta di Emmanuelle Devos e di Fabrizio Gifuni.”

Nei tuoi film c’è il rimpianto, la sconfitta, il sentimento, temi molto riconducibili a Čechov come avevi espresso in conferenza stampa. Ti riconosci in questo?

“La componente riconducibile a Čechov abita i miei personaggi. Come ribadito precedentemente, volevo raccontare una storia sentimentale e non sentimentalistica. “Sentimento”, nel senso più nobile ed ampio del termine.”

Quanto hai voluto personalizzare il genere sentimentale con Dove non ho mai abitato?  Vuoi approfondirci il rapporto genitoriale che coinvolge universalmente i tuoi personaggi?

“I rapporti familiari sono un aspetto che non si può prescindere di affrontare se si vuole analizzare l’intimità di un personaggio. E’ alla base della psicanalisi. I rapporti coi genitori sono fondamentali per capirci e conoscerci. E dunque fatalmente, questo aspetto fa parte dell’indagine dei personaggi di Emmanuelle Devos e Fabrizio Gifuni.”

Dove non ho mai abitato ha la particolarità di avere un’ambientazione contemporanea, dando però l’idea di essere vissuta in un’altra epoca.

“Era proprio la mia intenzione. Affrontare un film contemporaneo come se fosse un film in costume. Un film senza tempo, perché senza tempo, sono i sentimenti che abitano i protagonisti di questo film.”

I tuoi film sono intrisi di malinconia vorrei chiudere l’intervista con una domanda intima; che uomo è Paolo Franchi? Forse malinconico?

“Assolutamente si, malinconico e nostalgico, forse un uomo del secolo scorso.”

Cosa ne pensi dell’inaspettata esclusione del tuo film dai David di Donatello?

“Non ci penso proprio. Ho ricevuto molti messaggi di amici giornalisti increduli e amareggiati. Personalmente non ci sono rimasto particolarmente male, in quanto il mio film poco rispecchia la linea nazional popolare del premio. Sono però felice dell’inaspettata inclusione di un film “outsider” come A Ciambra. A Carpignano auguro davvero di vincere perché così il David, potrebbe essere utile per una nuova uscita in sala, spero più fortunata. “

Adele De Blasi e Alessio Giuffrida

Autore: Adele De Blasi

Condividi questo post su

Invia un Commento