“BRUNO DUMONT: TRA MISTICISMO E CINEMATOGRAFIA” Rendez vous

 Uno dei più importanti cineasti europei contemporanei è stato ospite d’eccezione all’ultima edizione del Rendez-vous: il cinema francese; Bruno Dumont,  professore di filosofia, ha scritto e diretto film importanti come L’età inquieta, vincendo il Premio Jean Vigo, L’umanità e Flandres , entrambi vincitori del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes. Un regista particolare, capace di riversare il suo sguardo intimista attraverso “perforanti” allegorie. Anche nel suo ultimo film, Jeannette, l’enfance de Jeanne d’Arc, il cineasta francese ha saputo immettere sul grande schermo, una visione di cinema decisamente personale, attraverso un’ardita rappresentazione scenica incentrata sulla giovinezza di uno dei personaggi più epici di sempre ovvero Giovanna d’Arco. Dreamingcinema ha avuto il piacere di intervistare  Bruno Dumont in merito al suo ultimo lavoro.

Come mai lei ha scelto una rappresentazione rock e pop per raccontare una grande storia epica?

“Giovanna d’Arco è da considerarsi una figura quasi mitologica per la cultura popolare francese; appartiene sia alla destra che alla sinistra. Volevo fare una cosa totalmente diversa che potesse unire un po’ tutti.  Sicuramente è molto francese ma copre sia gli aspetti nostrani che quelli europei perché c’è il mito, il mistico e il cinematografico; la musica va a completare ciò che il cinema non dà con la poesia. Il virtuosismo cinematografico lo si evince sui visi, sui paesaggi. Sono status emozionali diversi, che si integrano tra loro fondendosi all’unisono.”

Come è stato lavorare con un cast prettamente di bambini e adolescenti?

 “In realtà molti registi hanno problemi nel dirigere bambini; personalmente non ho riscontrato tale difficoltà anzi mi sono divertito moltissimo nonostante il carattere “turbolento” della piccola protagonista. Non nego che avevamo difficoltà a controllarla. Se devo essere sincero, è molto difficile lavorare con gli animali anche se io ho raggiunto un “feeling” con i montoni che facevano da “sfondo” alle mie scenografie.”

Dove sono state effettuate le riprese? Per caso in Bretagna?

No, in realtà abbiamo girato sulla costa di Calais per i paesaggi brulli. Mi piacciono certi contesti paesaggistici ed ho optato per quelli; c’è una certa rassomiglianza con la Bretagna ma ribadisco, abbiamo girato verso Calais.

La musica ha avuto un ruolo molto importante nella messa in scena. Ha lasciato totale libertà a Igor nello strutturare la composizione?

“Ho dato delle indicazioni pop e rock a Igor, volevo una musica moderna che desse contemporaneità ad un testo antico. Igor viene dalla musica elettronica io volevo un melange che desse vivacità alla narrazione, che vibrasse in funzione della figura di Giovanna d’Arco. La musica doveva andare più veloce rispetto al cinema che sostanzialmente è più lento.”

Parliamo del suo stilema; Hors Satan ad esempio, ricorda vagamente un testo pasoliniano. Inaudito pensare questo?

“Sono un sentito appassionato del cinema italiano, e Pasolini rappresenta uno dei miei cineasti preferiti.”

Cosa pensa del cinema contemporaneo?

“Personalmente non apprezzo il cinema contemporaneo; vedo poca creatività anche qui in Italia. Non ritengo valida la scusa della “crisi economica” in merito a tale mancanza; un film può ritenersi valido anche con un budget limitato. Quello che conta sono le idee ed oggigiorno ce ne sono poche.”

Adele De Blasi & Alessio Giuffrida

Autore: Adele De Blasi

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