“Rapito” è il nuovo film di Marco Bellocchio. Siamo nel 1858. Edgardo Morata (Enea Sala) vive con la sua numerosa famiglia a Bologna. I Morata sono ebrei e seguono le regole che tale religione impone. Una sera il piccolo Edgardo viene portato via dalla polizia pontificia e separato dai suoi cari. Il motivo? Quando aveva solo pochi mesi, Enea ha ricevuto il battesimo e per questo è ritenuto di fede cristiana.
Il film, sullo sfondo di grandi cambiamenti per l’Italia, mette in scena un dramma familiare. Il libero arbitrio è soffocato dai dogmi, la ragione e i sentimenti sono assediati dal fanatismo. I genitori sono increduli davanti ai fatti. Edgardo ha paura di lasciarsi andare con i suoi cari e di manifestare che cosa prova veramente. Il rapimento viene visto sia dal punto di vista del bambino sia dal mondo circostante, Edgardo trascorre i suoi giorni chiuso nel convento. Bellocchio accompagna la narrazione di questo caso storico con varie didascalie che segnano le date fondamentali. La scenografia ci trasporta nell’Italia ottocentesca in pieno fermento preunitario. Nei panni di Pier Gaetano Feletti troviamo Fabrizio Gifuni mentre in quelli del Papa Pio IX Paolo Pierobon.
Nella locandina il giovane Edgardo è in braccio al Papa che lo avvolge con le sue vesti. Anche lo spettatore è completamente dentro alla storia fino alla fine. Bellocchio riesce a dirigere un protagonista di grande impatto visivo e caratteriale. Anche i personaggi secondari sono ben tratteggiati e nessuno compare in scena a caso. “Rapito” è una pellicola maestosa che fa luce su un fatto poco noto su uno scenario molto noto. Anche le scene oniriche sono ben inserite nel contesto e non sono affatto insensate. Nessuno ne esce uguale a prima da questa vicenda per motivi che si scoprono solo vedendo il film.
Maria Vittoria Guaraldi