Angela (Emma Watson) accusa il padre di aver commesso orribili abusi, messe nere e sette sataniche. Il padre, che non ricorda niente, ma ammette la sua colpevolezza e uno psichiatra che cerca di riportare a galla i ricordi. Il poliziotto Bruce Kenner (Ethan Hawke) è convinto di avere un caso da FBI, il pastore è convinto, infatti, di trovarsi di fronte al diavolo. Tutti in qualche modo sbagliano. Siamo in piena ipnosi collettiva, in cui tutti restano invischiati in atmosfere dark, malate. Un ritorno di Amenàbar al thriller, un genere in cui è maestro “The Others”. Una pellicola dalle mille sfaccettature che passa dall’horror al thriller, al dramma. Lontano dagli schermi per sei lunghi anni dopo l’insuccesso di Agorà, il regista, in Regression, si ispira a fatti realmente accaduti negli anni ‘80 e ’90, omaggiando i film horror anni 70, l’Esorcista e Rosemary Baby.
Il caso raccontato prende corpo da un’isteria collettiva che coinvolse molte comunità americane sulle sette sataniche, ma mai realmente provate. Un film sulle paure insite nell’uomo e su come la mente umana possa essere facilmente influenzabile. Un Ethan Hawke che dà vita al detective Kenner, un uomo tutto di un pezzo che viene travolto dagli eventi fino ad esserne intrappolato. E’ lui il protagonista della storia, Emma Watson, infatti,negli abiti dell’ambigua Angela risulta scialba, quasi inesistente. Una storia ambiziosa che vorrebbe essere thriller, horror o poliziesco mescolando i generi senza mantenere un chiaro filo conduttore. I fatti restano legati alla cronaca nera e alla psicoanalisi, in tutto questo miscelanous ne viene fuori uno stile ben riconoscibile. Amenàbar entra nei meandri dell’oscurità della mente e nell’atmosfera plumbea della provincia americana dove sfocia la paura. Molta la suspense che prende vita dalle visioni, dai riti satanici. Il regista chirurgicamente indaga nella mente delle persone coinvolte.
Il vero protagonista del film è la mente umana imperscrutabile, un vero labirinto in cui perdersi. Attori importanti che danno vita a personaggi oscuri e contribuiscono a dare spessore ai fatti. Il regista sa come muovere i protagonisti nel dipanare una storia complicata con una soluzione inaspettata. Tortuoso il percorso narrativo, ma allo stesso tempo avvincente, che non lascerà lo spettatore indifferente.
Adele de Blasi
