Hirokazu Kore-eda continua i suoi delicati e intensi ritratti di famiglia, dopo ‘Father and son’ e ‘Little sister’. In ‘Ritratto di famiglia con tempesta‘ racconta di un nucleo famigliare che probabilmente non tornerà più a condividere la quotidianità, ma che impara ad essere unito, anche vivendo separato. C’è un uomo che non si rassegna al fallimento professionale e alla disgregazione del suo matrimonio; una donna ormai sfiduciata che cerca di rifarsi una vita; una madre anziana sfruttata, più che amata, dai propri figli; e un bambino, che è l’unico ad aver accettato lo stato delle cose e che forse ha scoperto troppo presto la disillusione. Kore-eda li segue in ogni piccolo gesto e in ogni sguardo; ne registra le paure, le insicurezze, le flebili speranze, gli improvvisi sprazzi di gioia.
Ne racconta la quotidianità, con quello stile di limpida essenzialità che contraddistingue il suo cinema, figlio dell’arte preziosa di Ozu. Come ‘Father and son’, anche ‘Ritratto di famiglia con tempesta’ è incentrato sul rapporto padre/figlio e sulle difficoltà di vivere la paternità. Anche qui Hirokazu Kore-eda vuol sottolineare che non si nasce padri né tantomeno lo si diventa da soli, ma che sono sempre lo sguardo e l’amore di un figlio a renderlo possibile. Perché la paternità va costruita, sperimentata, vissuta, con tutto il carico di timori, responsabilità, incertezze, ma anche di immense gioie che comporta.
Ma in ‘Ritratto di famiglia con tempesta’ si racconta anche di tutta quella generazione di promesse non mantenute, per cui l’età adulta è divenuta il tempio delle aspettative spezzate. Uomini in cerca di fiducia, di perdono, di stimoli, di rinascita, che ancora stentano a trovare il loro posto nel mondo. E se la separazione è dolorosa ma necessaria, non c’è amarezza o pessimismo in ‘Ritratto di famiglia con tempesta’, ma piuttosto la rasserenata consapevolezza di star facendo la cosa giusta, per tenere insieme ciò che di bello la vita ha riservato. Rispetto ai precedenti due lavori del regista nipponico, però, il coinvolgimento emotivo dello spettatore è notevolmente minore, probabilmente a causa dell’andamento (fin troppo) lento e di una maggiore prevedibilità degli sviluppi narrativi. È innegabile, però, che si tratti comunque di grande cinema.
Alberto Leali
DATA USCITA : 25 maggio 2017
GENERE : drammatico
REGIA: Kore’eda Hirokazu
ATTORI: Kirin Kiki, Yôko Maki, Sôsuke Ikematsu, Rirî Furankî, Satomi Kobayashi, Isao Hashizume
DISTRIBUZIONE : Tucker film
PAESE : Giappone
DURATA: 117 min.
