“Road 47” è un film sulla guerra, non di guerra. Vincente Ferraz, già regista del documentario “Soy Cuba, O Mamute Siberiano”, ha deciso di puntare l’occhio della sua cinepresa su un avvenimento poco noto della Storia: la partecipazione dei militari della FEB (Força expedicionária brasileira) alla Seconda Guerra Mondiale. Non molti sanno, infatti, che nel 1944, in pieno conflitto, a combattere lungo la Linea Gotica c’erano anche 12.000 giovanissimi soldati brasiliani, venuti ad affrontare una guerra che non li riguardava in un continente a loro ignoto.
Ferraz non ha voluto raccontare solo un episodio di questa grande guerra. “Road 47” non è un inno all’eroismo e al coraggio militare: semmai è un delicato elogio delle relazioni umane che, inevitabilmente, si creano tra chi rischia la vita in ogni momento. I veri protagonisti di quest’opera non sono sette militari ma sette uomini che si sono trovati, loro malgrado, a indossare un’uniforme. Sono eroi per caso, disertori di diversi eserciti, comandanti e sergenti semplici ma sono, soprattutto, degli uomini che si trovano a condividere le loro sofferenze. Ed è proprio questo l’intento, riuscito, di Ferraz: raccontare il lato umano della guerra.
Vero centro di pathos dell’intero film è la coppia formata da Piauí (Francisco Gaspar), un ingenuo soldato brasiliano che rasenta il limite della follia, e dal colonnello Mayer (Richard Sammel), un disertore tedesco: all’inizio insofferenti l’uno dell’altro, costretti in un alleanza senza fiducia, alla fine diventeranno il simbolo di un’umanità e di una fratellanza che va al di là di ogni bandiera e di ogni pregiudizio. Francisco Gaspar dimostra di essere un attore dal gran talento capace, da solo, di reggere tutta la drammaticità di quest’opera.
A tratti lento e ridondante, quest’ultima fatica di Ferraz colpisce per la fotografia: costanti i toni quasi monocromatici delle montagne innevate che riescono ad essere un perfetto controcanto delle passioni dai toni caldi che attraverseranno l’avventura di questi uomini.
Micol Koch
