Un periodo di lutto ben concitato, utile ad elaborare la scomparsa del figlio; una moglie spinge con determinatezza il povero – quasi amorale – marito a tornare alla loro routine per superare la triste disgrazia. Contro ogni aspettativa l’arrivo di un giovane vicino di casa sarà la chiave per riscoprire una vita degna di essere vissuta, accogliendo ogni forma di sregolatezza utile a sopperire ad uno status esistenziale decisamente evitabile, da affrontare nel migliore modo possibile.
L’opera prima di Asaph Polonski è riuscita a conquistare l’attenzione del nostro paese dopo essere stata premiata al Jerusalem Film Festival e al Semaine De la Critique a Cannes. Una settimana e un giorno appare come un film empatico, inusuale ma scrupolosamente deciso nella sua interezza. Attraverso uno “stoner movie” Polonski regala allo spettatore una situazione tragicomica, capace di convogliare audacemente, la piacevole faciloneria mostrata verso un sensibile ed angosciante languore esistenziale. Un “tam tam” narrativo suggestivo – sorretto da un valido apparato musicale – che “delizia” con piacevolezza il pubblico spettatore, coinvolto – a sua insaputa – in un grazioso – e simpatico – vortice emozionale. Una settimana e un giorno procede con un morigerato andamento, che si insinua procacemente nell’ottica valutativa di chi lo sta a guardare.
Per Polonski è fondamentale mostrare una famiglia – intesa come nucleo – osteggiata da un senso di totale smarrimento, che riesce – in modi totalmente opinabili – a superare un lutto, accogliendo l’atto liberatorio – inteso come mero sfogo – in maniera completa, quasi complessa, contemplando anche ciò che può apparire immorale. Una settimana e un giorno è un lavoro dotato di forte fruibilità; lo spettatore medio riesce a visionare piacevolmente un film impegnativo che non comporta ad alcuna forma di saturazione; plauso al cast coinvolto nel film, che mostra una coralità d’intenti che non lascia indifferenti. Polonski promuove un’insana effusione di vita con sullo sfondo una brutta vicissitudine di morte; l’abbattimento esistenziale viene contrastato da un semplicismo d’autore sopraffino che non distorce minimamente la credibilità della pellicola. Desueta la metrica stilistica, ma ciò nonostante Polonski riesce nella sua “opera di convincimento”.
Alessio Giuffrida
DATA USCITA : 18 maggio 2017
GENERE : Commedia drammatica
REGIA: Asaph Polonsky.
ATTORI: Uri Gavriel, Tomer Kapon, Sharon Alexander, Shai Avivi, Jenya Dodina
DISTRIBUZIONE :Parthènos
PAESE : Istraele
DURATA: 98 min.
