Storia d’inverno

C’è un grande piano, siamo circondati dalla magia e il tempo e la distanza non sono come sembrano, con queste premesse arriva sugli schermi “Storia d’inverno”, tratta dal libro di Mark Helprin. La storia fortemente voluta dalla Warner è affidata al talentuoso sceneggiatore di Beautiful Mind, Akiva Golsman che debutta alla regia con una romantica storia. Il film di chiara impronta fantasy esce per San Valentino per edulcorare una festa già dolce dando anche un tocco di romanticismo mischiata al fantasy. Peter Lake (Colin Farrell) orfano , ragazzo di strada, abituato ai furtarelli si introduce in una ricca dimora dell’Upper Side dove incontra una splendida fanciulla dai capelli rossi  Beverly Penn. Beverly è segnata da un destino crudele sta morendo per consunzione, Peter un irlandese appassionato cerca di salvarla da morte certa. La narrazione si svolge nel 1900 per poi passare a fatti avvenuti cent’anni dopo senza alcun raccordo ne logica. Tutto gira intorno al destino e sarà Peter il filo conduttore ad avere la missione di salvare una donna dai capelli rossi Vicino a Peter ci sarà un fantastico cavallo bianco alato che diventerà il suo angelo custode e lo salverà dalla gang di Pearly Soames (Russell Crowe), il suo ex boss che cerca di eliminarlo. Il romanzo Winter’s  tale, molto corposo circa 800 pagine ,nella riduzione cinematografica non rende per una grande confusione narrativa. Definito ormai uno scult per le pecche vistose nella sceneggiatura, molte sono le falle in un arco temporale lungo, le scelte fantasy sono al limite del ridicolo o peggio ancora grossolane, i dialoghi spesso improbabili risultano quasi comici. La storia romantica è supportata dalla magia, dove c’è una lotta tra il bene e il male e gli angeli e demoni lottano per trovare una giusta collocazione, in questo contesto i  duelli e i destini dei protagonisti si incrociano. Colin Farrell, con ciuffo ribelle, sguardo lucido al limite del pianto riesce sempre ad essere accattivante nonostante i buchi nella sceneggiatura. Tutto è nonsense in questa pellicola al punto tale che i grandi attori ingaggiati come William Hurt e Jennifer Connely ne escono penalizzati. Gli attori nel loro sforzo recitativo risultano spesso sopra le righe per l’eccessivo coinvolgimento. Nei 113 minuti della storia ci si perde e molte cose risultano incomprensibili, un gran caos tra demoni, miracoli, amore in un lasso temporale molto lungo dove non c’è un filo conduttore. Siamo in un gran minestrone dove c’è di tutto ma senza logica. Un gran dispendio di mezzi, attori di grande talento e fama, forse nell’intenzione di questo debutto alla regia c’era voglia di stupire con una grandi trovate visive e effetti speciali ma tutto questo non basta. Molti sono i clichè messi in atto , i buoni sono realmente tali e i cattivi rasentano la perfidia. Russell Crowe, cattivissimo, viso sfregiato , da voce a un personaggio mefistofelico e nonostante lo spessore dell’attore il film risulta quasi congelato. Ma che cosa funziona allora? quello che è magico è l’alchimia tangibile tra i due attori, la coppia Colin Farrell e  Jessica Brown Findlay da vita alla magia dell’amore supportata anche dalla loro evidente bellezza, questo ci porta a tratti a dimenticare le incongruenze registiche. Una favola per adulti che lascia perplessi, brughiere innevate e gelide solo riscaldate dall’amore non bastano a risollevare le sorti di un film che fa acqua da tutte le parti. Anche la trovata del cavallo alato non bè sufficiente  a risollevare un film che non c’è di stampo televisivo, poco idoneo nella realizzazione al grande schermo.

Adele de Blasi

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Autore: Adele De Blasi

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