The Hateful Eight

The Hateful Eight è un ordigno a miccia lunga dove la tensione cresce di minuto in minuto, forse per alcuni versi la miglior opera di Quentin Tarantino. Il suo eccellente ottavo film, girato in 70 millimetri Ultra Panavision, è una lode alla potenza degli “opposti”: semplice e fastoso, sarcastico e serio, seducente e violento.
Il piacere per il contrasto si mostra chiaro fin dalla prima inquadratura. La macchina da presa, partendo infatti da un piccolo dettaglio poco riconoscibile, estende poi il suo occhio fino a una sterminata valle innevata, ma, nel giro di pochi attimi, ecco che l’ambientazione muta nuovamente, e dall’angusto interno di una diligenza il pubblico verrà scaraventato in una dimensione ancor più claustrofobica: una bettola isolata dal mondo. Già, perché tranne che nelle prime scene, il resto della pellicola si sviluppa in una cadente stamberga di legno.
La Guerra Civile è finita da qualche anno e, nel Wyoming, a causa di una forte tempesta di neve, sette uomini e una donna trovano rifugio in una vecchia taverna: la locanda di Minnie. Non sono sette come i samurai di Kurosawa e neppure dieci come gli indiani di Agatha Christie, ma una cosa è certa: hanno tutti un’arma pronta a fare fuoco e il cappello da cowboy infilato sulla testa. Ciò che succederà dopo, ve lo lascio immaginare! La trama è facile, i personaggi no. In quel mondo ristretto a porte serrate Tarantino disegna i protagonisti in ogni concepibile sfumatura, come se gli “hateful eight” fossero otto scatole cinesi colme di segreti e bugie: l’unica certezza… è la menzogna.
Il grande pregio della “iena” Tarantino rimane tuttavia nei dialoghi. Si esce dalla sala cinematografica storditi da un profluvio di parole, discorsi colmi di valori politici, monologhi taglienti su schiavitù e polemiche razziali, giustizia di stato e quella individuale, inganni e guadagno personale, il tutto associato a un’irresistibile ironia: un’allegoria western della società odierna. Ma con il regista americano anche l’insignificante diventa importante e, attraverso una sporca caffettiere o uno stufato non andato a male, riesce con la sua immensa maestria a inchiodare lo spettatore alla poltrona nonostante le oltre tre ore di proiezione. Anche gli amanti del genere splatter saranno catturati dalla tela del texano, infatti il piatto succulento di sangue e arti mozzati sarà servito in pompa magna in puro stile tarantiniano!
In The Hateful Eight niente è casuale, la stessa pianola sbilenca, e la tromba che si scorge di sfuggita, richiamano alla mente il Maestro Ennio Morricone e gli strumenti musicali da lui utilizzati per creare una memorabile colonna sonora, una melodia da Oscar… magnifica come lo è tutto il film. Ancora una volta Tarantino dimostra una grande bravura nel dirigere gli attori, un cast di prim’ordine composto da Samuel L. Jackson, Kurt Russel, Tim Roth, Walton Goggins, Michael Madsen, Bruce Dern, Demian Bichir e dalla straordinaria Jennifer Jason Leigh.
The Hateful Eight, è scorrevole, stupendo e poderoso. Un film che consigliamo di andare a vedere non in versione digitale ma in pellicola, un’esperienza imperdibile offerta dal genio di Tarantino, forse meno violento e più politicizzato, ma comunque sempre esageratamente “tarantizzato”.
Silvia Fabbri

Quentin LOC
DATA USCITA :  4 febbraio 2016
GENERE: Western
REGIA: Quentin Tarantino.
ATTORI: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demiàn Bichir
DISTRIBUZIONE
PAESE USA
DURATA 167 min.
5 (100%) 1 vote

Autore: Adele De Blasi

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