Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali: Tim Burton si racconta in conferenza stampa

 In occasione dell’uscita nei cinema italiani di Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, il regista Tim Burton si è concesso un viaggio a Roma dove, nella splendida cornice dell’Hotel St. Regis, ha incontrato la stampa. Il film, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Ransom Riggs, racconta la storia dell’adolescente Jacob ‘Jake’ Portman che, a causa della morte misteriosa del nonno, partirà alla volta del Galles per rintracciare l’enigmatica Miss Peregrine e il suo gruppo di bambini dai poteri speciali.

In una sala gremita di giornalisti, elegantemente addobbata in stile natalizio, il filmaker statunitense ha fatto il suo ingresso accolto da applausi scroscianti. Puntuale come un orologio svizzero, e visibilmente divertito, Burton si è accomodato tranquillamente sulla poltrona rossa a lui riservata,  ad onor del vero molto simile a quella di Babbo Natale, rivolgendo un largo sorriso all’esuberante platea. Tutto di nero vestito, ma con un tocco di stravaganza nei calzini zebrati, il filmaker americano sembrava trasudare fantasia da ogni poro: un narratore visionario che ha regalato al grande schermo film indimenticabili.

Ma quale è stata la scintilla che ha spinto Burton a lavorare sul libro di Riggs? “Innanzi tutto il titolo… i bambini speciali mi hanno infatti ricordato la mia infanzia. Un’altra cosa molto importante sono state le vecchie foto presenti nel romanzo. Io faccio collezione di fotografie antiche e le amo molto, perché guardare una vecchia foto è come ascoltare una parte di una storia. In realtà però una fotografia conserva una grande dose di mistero e poesia, e mi è piaciuto molto come nelle sue pagine Riggs sia riuscito ad utilizzarle. Io sono cresciuto inoltre in una cultura che  divideva gli individui in categorie, per fortuna ho avuto però una nonna che sosteneva le mie peculiarità e un insegnante d’arte che mi incoraggiava ad essere speciale: ad essere me stesso. A volte nella vita basta avere due sole persone che riescano a vedere le tue particolarità e che ti spronino ad andare avanti in quella direzione. Sì, sono stato decisamente molto fortunato.” A tal proposito è bene ricordare che a causa dell’incompatibilità con i suoi genitori, il regista californiano all’età di dodici anni andò a vivere con la nonna: i nostri ringraziamenti a questa donna lungimirante… non saranno mai abbastanza!

Riferendosi al protagonista, Burton ha affermato che: “Appena ho letto il libro ho sentito un legame particolare con i piccoli protagonisti della storia, soprattutto con Jacob, perché questo sentirsi strano e perennemente fuori posto è una cosa con la quale mi sono identificato immediatamente.” In effetti, da alcune vecchie interviste rilasciate dal geniale Tim Burton, sappiamo che in giovane età non aveva molti amici e che trascorreva il tempo libero disegnando e divorando i cosiddetti film di serie B, come gli horror prodotti dalla mitica Hammer. Il suo idolo, dunque, non poteva che essere l’attore Vincent Price, tanto che il primo cortometraggio da lui realizzato lo intitolò Vincent: un’opera in bianco e nero di circa 5 minuti dove utilizza la tecnica dello stop-motion. Tecnica, questa, che ha affermato di adorare: “Perché i burattini e i pupazzi sono delle vere e proprie opere d’arte, anche se i tempi di lavorazione sono lunghissimi rispetto all’utilizzo del CGI”.

I numerosi fans Burtoniani si saranno di certo accorti che in Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, le musiche non sono state composte da Danny Elfman, colui che per anni, artisticamente parlando, ha fatto coppia fissa con il regista californiano: “ In realtà è già capitato che non lavorassimo insieme,  nel caso di ‘Ed Wood’, ad esempio, Danny era già impegnato in un altro film. E’ anche vero che noi a volte litighiamo, e che somigliamo tanto a quelle coppie che si lasciano, si riprendono, si rilasciano e così via. Comunque torneremo a lavorare insieme, diciamo che Danny aveva bisogno di prendersi una piccola pausa da me… d’altronde i musicisti sono portati  a vedere le cose in maniera molto drammatica.” Nel pronunciare queste ultime parole, per rendere visibile il concetto Burton ha mimato il gesto di un suonatore di violino: forse, collaborare con lui non è poi così facile!

A chi avesse letto il libro non sarà sfuggita la significativa differenza di età tra la Miss Peregrine uscita dalla penna di Ransom Riggs, e quella del film: “Beh, credo che chiunque vorrebbe avere una direttrice come Eva Green, forte, divertente, drammatica, credibile e… bellissima. Nei primi anni di scuola avevo un’insegnante come lei, tutti i ragazzini erano affascinati dalla sua bellezza e la ascoltavano incantati, mentre gli altri professori non venivano degnati neppure di uno sguardo.” E come dargli torto? Prendendo spunto da una battuta che Eva Green declama nel film, e che pressapoco così recita: “Non si parla del futuro, a noi piace il vecchio presente”, il creatore di quel capolavoro che fu Edward mani di forbice, ha aggiunto: “Tutti dovremmo imparare a vivere nel presente quanto più possibile, cosa peraltro molto difficile dato che siamo sempre incollati a qualche schermo che ci porta inevitabilmente nel passato o nel futuro. Io nei miei film ho sempre cercato di mantenere la storia radicata nel presente, nonostante faccia uso di vari effetti speciali.”

La conferenza stampa, giunta ormai al termine, ha lasciato comunque spazio ad un’ultima domanda riguardo i suoi futuri progetti, ma la scaramanzia di Burton ha fatto sì che l’argomento rappresentasse per lui un vero e proprio tabù: “Non rivelo mai nulla dei miei prossimi film fino a quando non sono sul set. In passato mi è capitato di parlare di due progetti e alla fine sono stati cancellati. La mia nuova regola è dunque quella di non parlarne più!

Il tempo è volato, e il mitico Burton si è lasciato piacevolmente travolgere da una folla di giornalisti a caccia di autografi e selfie… e pensare che qualcuno lo aveva definito uno scontroso!

Silvia Fabbri

 

 

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Autore: Adele De Blasi

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