George (Richard Gere) è un uomo disperato che decide di diventare per necessità un homeless ovvero un senza tetto. In pensione, senza un lavoro, ne una casa, un passato duro da dimenticare, una moglie morta di cancro e una figlia che non lo vuole vedere, si mette a mendicare nelle strade di New York City. Quando può cerca rifugio dal freddo nel Belvue Hospital Center da dove viene cacciato. New York è una città che conta circa 6.000 senza tetto, per non parlare del folto numero di adolescenti che sono circa 20.000 che intraprendono questa strada.
Il film Time out of mind prodotto da Richard Gere, è un ritratto spiazzante di un fenomeno molto diffuso negli USA. Nelle grandi metropoli George è uno dei tanti che lotta per una tazza di caffè o che fruga nella spazzatura cercando qualcosa da mangiare. Il viaggio all’inferno degli homeless è sorprendente, si viene catapultati in realtà a noi ignote , girato in soli 20 giorni con una tecnica simile al documentario. Di George si racconta poco e niente, il suo passato non è importante ma si punta sulla sua vita in strada e la lotta alla sopravvivenza dove ogni giorno è una battaglia, quello che si vuole portare sullo schermo è il qui è ora, quando incontriamo un clochard non ci chiediamo mai che facesse prima ma la nostra attenzione si focalizza su quali siano le motivazioni che lo hanno portato a scegliere un percorso faticoso. Le informazioni sul personaggio sono minuscole e vengono date poco alla volta. Una pellicola dal look indipendente che indaga anche sulle strutture di aiuto per persone che vivono in strada. Richard Gere ha raccontato che qualche volta veniva riconosciuto ma nessuno si sorprendeva che chiedesse l’elemosina per strada, nelle grandi metropoli la solitudine umana porta all’isolamento e a non indagare su niente. Il regista Oren Moverman, autore di due grandi film The Messanger e Rampart scandisce come nelle precedenti opere il dolore con maestria e poesia. Richard Gere forse con un allure troppo elegante per essere credibile nel ruolo del barbone, è un uomo che si dibatte tra burocrazia e la vita, incapace di tornare alla normalità. Il regista con grande armonia riesce a tagliare il filo sottile della normalità per portarci tra le persone invisibili. I temi affrontati sono toccanti però si resta totalmente distaccati da George, l’emozione non arriva allo spettatore che resta in una totale indifferenza dal personaggio e dal problema. Unica nota curiosa durante la conferenza stampa sulla testa di Richard Gere svolazzava un pipistrello, questo non ha preoccupato minimante l’attore che sorseggiando il suo the verde ha risposto con grande cortesia ai giornalisti.
Adele de Blasi