Torino Film festival – Falcon Lake

Sembrerebbe esistere un mondo pre-Guadagnino e un mondo post-Guadagnino. Vivendo nel secondo, ci troviamo spesso davanti a film ambientati d’estate, in un universo a sé, interrotto nel tempo. È proprio così che ci fa sentire Falcon Lake, presentato alla quarantesima edizione del Torino Film Festival. Si tratta di un’opera prima dell’attrice canadese Charlotte Le Bon. Il tredicenne Bastien (Joseph Engel) passa l’estate, con la sua famiglia, in una cabina vicino al Falcon Lake. In questa casa incontrerà Chloé (Sarah Montpetit), giovane ragazza ossessionata dai fantasmi, dal voler provare se stessa in un mondo di grandi.

L’ambientazione suggestiva in cui si svolge la storia riflette gli ostacoli di ciò che i protagonisti affrontano: la pubertà. Non ci potrebbe essere nulla di più archetipico: il bosco della scoperta, l’acqua trasformativa, che nella sua quiete nasconde le paure e garantisce il passaggio dell’eroe all’età adulta. La regia è posata e silenziosa, ci permette di addentrarci nella storia senza troppi sfarzi, con la sua difficile semplicità. E quando un nuovo genere narrativo nasce e diventa stabile, comincia a intrecciarsi con i suoi più vecchi colleghi.

Falcon Lake – In questo caso, il genere de “l’estate della scoperta” dai toni guadagnineschi si mescola con quello horror. D’altronde gli elementi ci sono tutti: il bosco, l’acqua, la cabina, il fantasma. Anche qui la paura dell’irruenza della crescita si trasla negli elementi esterni a Bastien e Chloé. Ma questa paura fa solo da cornice al piacere che è invece nella scoperta di sé. Una scoperta senza fretta, ma che ne osserva timorosa gli effetti. L’alcol, le sigarette e il sesso sono elementi permeati dall’aura del gioco, del provare agli altri di essere degni del rispetto altrui. Perché in questa pellicola abbiamo due bambini pronti a diventare grandi, solo qualche passo alla volta.

Claudia Amelia

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Author: Adele De Blasi

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