We are young, we are strong

Il regista Burthani  Qurbani , tedesco ma di origini afgane, premiato a Berlino per il suo lungometraggio, parte da Rostock, paese della Germania, dove 1992  si svolsero sanguinosi scontri xenofobi. Qurbani pone il suo occhio critico su tre protagonisti per raccontare fatti cruenti visti da diverse angolazioni.

Il film  quasi totalmente girato in bianco e nero  racconta una pagina di storia tragica dopo la caduta del muro di Berlino, sulla scia della canzone di Mika, si consuma  un fatto di una violenza inaudita dove emerge l’odio razziale che porta a distruggere , a uccidere per portare avanti un credo politico. Personaggi forti  che reagiscono in modo diverso,  Stefan è un giovane disoccupato che attraverso la follia del branco si scaglia contro un centro di accoglienza abitato da asiatici, il padre Martin è un politico pieno di ambizione deciso a emergere e non sa districarsi tra voglia di potere e giustizia, Lien è una giovane vietnamita operaia in una lavanderia, che vuole avere la cittadinanza e il permesso di lavoro per vivere in Germania

La storia lentamente ci trasporta in una spirale di violenza, lo scandire delle ore sottolineano l’inevitabile che accadrà nella casa dei Girasoli, abitata da 150 rifugiati vietnamiti. Un opera lunga 123 minuti, in cui spesso il regista si perde nell’impeto narrativo, molti i piani sequenza  studiati per poter incalzare nella spirale di angoscia che attanaglia gli spettatori. I protagonisti, giovani, invasati da un odio razziale che li obbliga a non vedere più niente, distruggono sulle note assordanti della canzone Wir Sind young. Wir Sind Stark che si contrappone alla canzone patriottica Life is Live. Una pellicola lunga,  anche se ci tiene inchiodati alla sedia, non tutto è chiaro spesso nel dilungarsi della storia si perde di vista l’obiettivo e molte cose risultano sfocate . Girato in maniera sapiente con un passaggio dal bianco e nero al colore quando la violenza entra in scena. Un film forte decisamente strong, dove si respira l’odio, che non può lasciare indifferenti. Questo racconto nasce dall’esigenza di raccontare fatti reali e dalla lettura dei testi di Antonio Gramsci, dove l’autore indaga sulla provenienza dell’odio.

Adele de Blasi

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Autore: Adele De Blasi

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